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Autore: Deborah Ellis, assistente sociale e scrittrice canadese, ha trascorso parecchi mesi nei campi profughi del Pakistan, ascoltando le storie di tante bambine e donne afghane.
Editore: Fabbri Editori
Luogo e anno di pubblicazione: Milano, gennaio 2002
Genere: romanzo
Personaggi:
- Parvana, la protagonista di questa storia, è una ragazzina di undici anni, che vive con la sua famiglia a Kabul, nella capitale dell’Afghanistan, durante l’occupazione dei talebani.
- I genitori: il padre, uomo istruito, che ha studiato all’estero viene fatto prigioniero per motivi sconosciuti, ma alla fine torna a casa, mentre la madre è una scrittrice, però viene costretta a restare in casa o uscire solamente accompagnata da un uomo e indossando il burqa.
- Shauzia, l’amica di Parvana, ex compagna di scuola, come lei si traveste da maschio per poter guadagnare qualcosa per la sua famiglia.
- La signora Weera, l’insegnante di educazione fisica, aiuta la famiglia di Parvana ed è molto coraggiosa.
- Le sorelle di Parvana, Nooria, la maggiore e Maryam, la più piccola, e il fratellino di appena un anno, Alì.
Luogo dove si svolgono i fatti: Afghanistan, in particolare nella capitale Kabul, in varie case dove la famiglia di Parvana è costretta a trasferirsi e il mercato, dove lavora.
Epoca in cui si svolgono i fatti: contemporanea, durante la guerra in Afghanistan e l’occupazione dei talebani, dal 1996 in poi.
Situazione iniziale: All’inizio della vicenda, viene descritta la situazione in cui viveva Parvana e la sua famiglia. Cioè la madre con i fratelli che restavano sempre a casa e lei che andava con il padre al mercato per vendere piccole cose che non servivano più, sperando di guadagnare qualcosa.
Conclusione: positiva, perché Parvana ritrova suo padre e insieme partono con la speranza di ritrovare ancora vivi la madre e i fratelli.
Breve trama: In questo libro si narra la storia di una ragazza di nome Parvana, che vive con la famiglia in un piccolo appartamento di Kabul, durante l’occupazione dei talebani. Questi hanno imposto alle donne di restare in casa o di uscire solo indossando il burqa e accompagnate da un uomo. A causa di un bombardamento, Parvana non ha più la sua casa e l’unica fonte di sostentamento è il padre che guadagna un po’ di soldi vendendo cose che non servono più o leggendo e scrivendo lettere per gli analfabeti. Parvana lo accompagna quotidianamente al mercato, finché un giorno il padre viene arrestato senza una valida spiegazione. Allora la madre e Parvana cercano invano di trovarlo e liberarlo, ma non è possibile. Dopo un po’ di tempo la  signora Weera viene a casa loro e da alcune speranze. Trova l’idea di vestire Parvana da maschio in modo da farle fare il lavoro del padre e continuare a vivere normalmente. Lei e la madre fondano anche una rivista segreta che descrive le difficoltà e le ingiustizie della guerra. Il tempo passa e Parvana incontra una sua vecchia amica, Shauzia, che è nella sua stessa condizione. Così il lavoro è meno faticoso e più divertente. Un giorno arriva una lettera, che invita Nooria ad andare a Mazar, una zona ancora libera dai talebani, per sposarsi. Successivamente la madre, Nooria, Maryam e Alì partono, lasciando a casa Parvana con la signora Weera. Non passa molto tempo e giunge la notizia che i talebani hanno occupato anche Mazar. Ma
Parvana non perde la speranza visto che suo padre viene liberato e partono insieme per cercare il resto della famiglia.
Narrazione di un episodio particolarmente interessante:
Mentre tutta la famiglia stava cenando, due soldati fanno irruzione nella casa e portano via il padre, solo con la giustificazione che ha studiato all’estero. Allora, inutilmente, la madre disperata e Parvana cercano di fermarli, ma i soldati le picchiano e le bastonano. Alla fine se ne vanno, lasciandole da sole a piangere. La madre resta in quello stato per giorni, stesa su un materasso, senza fare niente, senza mangiare, finché arriva la signora Weera. 
Scopi più evidenti del libro: informare sulla condizione di vita delle persone, e in particolare delle donne durante la guerra in Afghanistan. È una storia vera, così come tutte le sofferenze e le sue vittime, ma spesso non la si conosce, viene dimenticata. Questo libro infatti ha lo scopo di informare, di far conoscere, affinché non si dimentichi niente.
Linguaggio usato: abbastanza semplice e a volte sono presenti parole, come burqa, chador, che sono indumenti particolari delle donne e delle ragazze, toshak, nan, e altre.
Giudizio generale: Questo libro mi è piaciuto e mi ha colpito il modo in cui vivono le ragazze come me in altre parti del mondo, dove non possono uscire di casa, non possono andare a scuola, solo perché considerate inferiori. Poi c’è comunque la realtà della guerra, che rende la vita di alcune persone quasi impossibile, una continua lotta alla sopravvivenza, ma comunque senza perdere la speranza della pace.
Titolo alternativo:  Avere undici anni a Kabul.