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Un viaggio che ti cambia la vita

È stato un giorno bellissimo, quello in cui mi è stato comunicato che ero stata scelta per rappresentare la mia scuola in un viaggio nel Madagascar. Era un viaggio organizzato dal comune per far andare diversi ragazzi del Lazio in un lontano paese dell’Africa. Lì io e gli altri dovevamo vivere a stretto contatto con la popolazione locale di un piccolo villaggio non lontano dalla capitale Antanarivo. Dovevamo osservare il loro modo di vita, la loro cultura, le loro difficoltà e i loro problemi per poi ritornare in Italia e raccontare quello che avevamo visto al fine di promuovere delle associazioni di volontariato.
Il viaggio sull’aereo è stato lunghissimo ed io ero impaziente di arrivare. Una volta lì, ho notato che Antanarivo non era molto diversa dalle città europee. Ma dopo andammo nel villaggio, dove venimmo sistemati in delle baracche, simili a quelle in cui viveva il resto della popolazione. Mi ha colpito molto il fatto che non lontano da una bella città come la capitale del Madagascar, ci possano essere anche dei simili luoghi. Ma le persone non sembravano accorgersene, anzi erano tutti felici e ci hanno accolto molto bene. Quasi tutti sapevano parlare il francese, perciò non è stato difficile capirci e farci capire.
Visto che quella sera eravamo stanchi, ci siamo addormentati subito, e la mattina presto ci siamo alzati. Era insolito vivere lì, almeno per noi, che eravamo abituati a sentire il continuo rumore delle macchine, il ritmo caotico della città. Questa gente viveva a contatto con la natura, senza computer, telefoni, televisori e altri strumenti dei quali noi non possiamo farne a meno. Infatti devo ammettere che all’inizio avevo difficoltà a starci senza. Ho passato alcune giornate osservando come vivevano i bambini o i ragazzi della nostra età e ora mi considero fortunata di vivere qui in Italia e di avere la possibilità di andare a scuola. Quei ragazzi invece non sapevano che cosa fosse la scuola, non avevano mai visto un libro… La cosa peggiore però, è che non c’era molta disponibilità di acqua. Ogni giorno dovevano andare  a prendere l’acqua a tre chilometri di distanza e ovviamente percorrevano questo tratto a piedi. I più grandi invece aiutavano i loro genitori alla caccia, alla raccolta dei frutti o alla coltivazione del piccolo orto della loro famiglia. Le ragazze invece cucinavano, cucivano, si occupavano delle faccende domestiche e accudivano i loro fratellini. Era una vita semplice la loro, molto difficile, ma nonostante tutto abbastanza serena. Evidentemente sapevano vedere la parte positiva anche nelle piccole cose e si aiutavano reciprocamente. Ho sentito la storia di una ragazza della mia età; era orfana perché i suoi genitori erano morti di Aids e non esistevano cure. Lei viveva con il fratellino e faceva tutto il possibile per non fargli mancare niente e gli faceva da madre e da padre. Lei non era l’unica a vivere in quella condizione… Tutta quella gente abitava un villaggio dimenticato dal mondo, ma che aveva una bellezza paesaggistica di una rarità unica. Non avevo mai visto un verde così intenso o una foresta con degli alberi così alti. Mi sembrava impossibile che in quel paradiso paesaggistico si potesse vivere così difficilmente. Sapevo anche che il Madagascar è un’isola ricchissima di materie prime, di risorse, con tante potenzialità di sviluppo, ma a causa della colonizzazione francese, che ha imposto il dominio su questo paese, non venivano sfruttate e il paese era povero. Ormai però non si poteva cambiare il passato, quindi bisognava cercare di modificare il futuro. Per questo appena tornata, ho raccontato a tutti quello che avevo visto e ho chiesto alla mia famiglia, che ha accettato, di dare una piccola somma in beneficienza per costruire dei sistemi igienico-sanitari nel villaggio visitato. Sapevo che era poco e che c’erano altri stati come il Madagascar, ma c’è comunque la speranza che la situazione migliori se tutti sono disposti a collaborare, dimostrando un minimo di solidarietà. Questo viaggio ha cambiato molto il mio modo di pensare ed è stata un’esperienza molto bella e istruttiva.