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Un altro viaggio

Era una bellissima giornata di agosto e Sara, una ragazza portoghese partiva felice con la sua famiglia per una vacanza di una settimana in Brasile. Dopo un lungo viaggio è arrivata lì ed è rimasta colpita dalla bellezza di quei luoghi. Era molto felice.
Un giorno dovette andare in un’altra città vicina alla capitale e per caso, lungo il viaggio, mentre stava ammirando il paesaggio, ha visto un’enorme  piantagione di canna da zucchero. Inizialmente non se n’era accorta, ma poi ha notato che la maggior parte dei lavoratori avevano la sua stessa età o erano anche più piccoli. Allora si è voluta fermare a vedere quei poveri bambini. Dopo essere scesa dalla macchina si è avvicinata a loro e ha visto sulle loro facce la tristezza. Erano magri, alcuni avevano delle ferite alle dita e soprattutto erano molto stanchi. Sembravano lavorare da giorni interi, ma continuavano quasi istantaneamente a farlo. Sara pensò a quei bambini e guardandoli negli occhi le sembrava che loro le chiedessero disperatamente aiuto. Si avvicinò a uno di loro e gli chiese come si chiamava e come mai lavorava lì.  Il ragazzo rispose di chiamarsi Carlo e di lavorare lì perché suo padre aveva un debito da pagare al proprietario della piantagione. Così lui doveva lavorare per dodici ore al giorno come tutti gli altri. Se si rifiutava di lavorare non veniva pagato e veniva duramente punito. Lavorava lì da più di due anni e non ricordava più bene neanche la sua famiglia. Carlo parlava con tanta naturalezza, come se quella vita non fosse così ingiusta e crudele. La sua unica speranza e motivo di continuare a vivere era quella di poter ritornare un giorno dalla sua famiglia.
Dopo quel giorno Sara ha visitato ogni giorno i ragazzi delle piantagioni ed era diventata una loro amica. Provava compassione per loro che non sapevano neanche cosa fosse un computer o un telefono, che non erano mai andati a scuola e non avevano mai praticato uno sport. Avrebbe voluto aiutarli se solo avesse saputo come. Considerava ingiusto, disumano trattare dei bambini in quel modo. Molti erano morti lavorando, altri avevano perso le mani e le dita, si erano ammalati e lei non poteva fare niente. Allora negli ultimi giorni ha parlato con Carlo e gli altri bambini e hanno deciso di scappare  e di denunciare il proprietario della piantagione. Purtroppo Sara è dovuta tornare in Portogallo, ma prima di partire ha affidato un’importante missione al suo amico. Lei gli aveva dato il compito di chiamare la polizia e di fare tutto il possibile per difendere i suoi diritti. Carlo ha fatto tutto ciò ed è riuscito a far ritornare alle loro famiglie gli altri bambini e anche lui aveva potuto riabbracciare i suoi. Un giorno Sara però ha ricevuto una brutta notizia. Carlo era stato ucciso probabilmente dal proprietario della piantagione o da altri sfruttatori del lavoro minorile, mentre giocava con sua sorella vicino casa.  Sara era molto triste, ma era certa di una cosa: il sacrificio di Carlo non era stato inutile. Infatti molti bambini erano stati “liberati” e più persone erano venute a conoscenza della reale situazione di lavoro nelle piantagioni. Forse questo era davvero un passo avanti contro lo sfruttamento minorile.